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Archive for febbraio 5, 2012

GATTINO CON DUE FACCE NEGLI USA, VIDEO BOOM SU INTERNET

Sabato 04 Febbraio 2012 – 17:24

 

 

Harvey Dent, il gatto con due facce

 

 

 

TAMPA – Senz’altro una sorpresa per i padroni di una bella gatta nera: uno dei suoi piccoli è nato con due facce. Il gattino, che per ora è in ottime condizioni di salute, è stato chiamato Harvey Dent, che nei fumetti di Batman è proprio quello che in italia conosciamo come “Due Facce”. Il piccolo ha un solo corpo ma quattro occhi e due bocche, a quanto pare collegate tra loro visto che la padrona Amelia Forsythe ha raccontato che quando mangia da una bocca, l’altra sembra saperlo. 
Harvey Dent non è il primo caso in cui si verifica una simile malformazione genetica. Di solito, questi animali non hanno vita lunga, mentre in alcuni casi vicono anche 12 anni.

 

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MODELLA ROMENA DA RECORD: HA UN GIROVITA DI SOLI 50 CENTIMETRI -FOTO/VIDEO

 

Ioana e il suo minuscolo girovita

Sabato 04 Febbraio 2012 – 20:28

BERLINO – Non riesce proprio ad ingrassare, nonostante abbia dichiarato in un’intervista al Daily Mail di mangiare almeno tre volte al giorno cibi piuttosto calorici, come pizza, patatine fritte e kebab. E così la modella trentenne Ioana Spangenberg continua a mantenere un girovita minuscolo, che misura soli 50 centimetri per un’altezza di un metro e sessantotto e un peso di poco più di 38 chili. La ragazza attribuisce quello che vive come un disturbo al suo stomaco molto piccolo, e racconta che ha cominciato a vedere il suo corpo trasformarsi da adolescente. Quando aveva 13 anni, gli amici riuscivano a stringerle la vita tra le mani. 
La sua magrezza, tra l’altro, è anche vista di cattivo occhio in Romania, il suo paese natale: «Da noi è meglio essere in sovrappeso, perché significa che si è benestanti». Ioana è riuscita a sentirsi finalmente bella solo quando ha incontrato suo marito Jan, nel 2006. È stato lui che l’ha convinta a diventare modella, ma lei non demorde e afferma: «Vorrei ingrassare ancora, e ora che vivo in Germania non sarà difficile mangiare di più»

INCINTA SUL CONCORDIA, PERDE IL BAMBINO ‘PER STRESS’ . CHIESTO 1 MLN DI RISARCIMENTI

 

Sabato 04 Febbraio 2012 – 18:08

AREZZO – Avevano deciso di fare la crociera in questo periodo dell’anno perchè quest’estate, con la nascita del bambino, avrebbero avuto ‘altri impegnì. Il 13 gennaio, però, all’Isola del Giglio, il naufragio sciagurato della nave Costa Concordia non solo ha mandato in fumo la vacanza ma anche il sogno di avere un figlio. Cristina M., trentenne milanese, da anni trasferita a Roma dove lavora in un’azienda commerciale, infatti, una settimana dopo ha perso il bimbo che portava in grembo e ora, con il marito, attraverso i suoi legali, ha aderito alla class action contro la compagnia di navigazione alla quale chiederà per i danni materiali, biologici e morali subiti un risarcimento pari a un milione di euro. «Quella sera – racconta Cristina – io e mio marito eravamo a cena con altre tre persone. Ad un certo punto abbiamo avvertito un boato e poco dopo un altro ancora più forte e abbiamo capito subito che era successo qualcosa di grave anche perchè cadevano i bicchieri, i piatti e i tavolini andavano da una parte all’altra della sala». Come tanti altri passeggeri Cristina e il marito hanno subito lasciato il locale anche se il personale dell’equipaggio invitava a non muoversi, assicurando che c’era stato un guasto e che sarebbe stato riparato al più presto. «Noi – racconta – siamo usciti e nei corridoi c’era una confusione pazzesca. Gente che correva da una parte e dall’ altra, che urlava, che si spingeva. Io e mio marito, fortunatamente siamo riusciti ad andare all’aperto e a metterci subito in fila per salire sulle scialuppe». Poi il ricordo di quando la nave si è piegata: «È stata una fortuna trovarsi dalla parte giusta, cioè sulla fiancata che è rimasta fuori dall’acqua. A noi hanno dato subito i salvagente ma non si riuscivano a sganciare le scialuppe. Alcuni marinai, dopo mille tentativi, hanno dovuto usare le accette antincendio per tagliare i cavi della prima scialuppa e fare scendere così anche le altre. È evidente che non era mai stata fatta manutenzione. Nel frattempo c’è stata gente che si è buttata in acqua». All’una e mezza, dopo circa quattro ore, finalmente, Cristina e il marito sono riusciti a salire su una scialuppa: «Siamo arrivati a terra ma prima abbiamo anche sbattuto contro gli scogli». Sull’Isola del Giglio ad accogliere Cristina, il marito e gli altri naufraghi, gli uomini della Croce Rossa: «Sono stati bravissimi – racconta – pieni di premure e attenzioni. Ho subito detto delle mie condizioni per cui sono stata visitata ma in quel momento stavo bene. Il giorno dopo ci hanno accompagnati a Porto Santo Stefano così ho potuto tornare a casa a Roma dove ho iniziato a sentire forti dolori all’ inguine e ad avere le contrazioni». Cristina ha subito chiamato il suo ginecologo e gli ha raccontato cosa le era accaduto: «Mi ha detto di stare a riposo perchè ciò che mi stava capitando poteva essere stato determinato dal forte stress». La situazione poi è precipitata e il 20 gennaio Cristina è stata accompagnata in ospedale dove le è stato diagnosticato il distaccamento del feto dall’utero e il conseguente aborto. La class action intentata alla compagnia di navigazione dai passeggeri si basa principalmente su una sentenza della Cassazione, che stabilisce che «la Compagnia è tenuta, oltre alla rifusione delle spese sostenute dal viaggiatore, anche al risarcimento del danno non patrimoniale da vacanza rovinata, il quale costituisce una ipotesi di danno morale da inadempimento, eccezionalmente risarcibile alla luce del diritto comunitario, come interpretato dalla Corte di giustizia». Nel caso di Cristina e suo marito il danno subito, la perdita del figlio – se sarà certificato dai giudici – è certamente superiore. Da qui la richiesta di un milione di euro.

 

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Civitavecchia, traghetto urta banchina Squarcio di 30 metri, caos e paura

Il boato nella notte come la Costa Concordia
La nave era partita da pochi minuti per la Sardegna

Lo squarcio nello scafo della ''Sharden'' (foto Tino Romano - Ansa)

ROMA – È polemica sulla compagnia di navigazione Tirrenia, dopo l’incidente che ieri in tarda serata ha coinvolto un traghetto in partenza da Civitavecchia per Olbia, sul quale la Guardia costiera ha aperto un’inchiesta. Per gran parte dei passeggeri l’odissea non è ancora finita: in 160 circa attendono ancora, in un’altra nave della compagnia, di poter riprendere il mare verso la Sardegna. E il governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, definisce la Tirrenia «una vergogna nazionale». 

La partenza, poi l’urto e la paura. Tutto è cominciato nella tarda serata di ieri, quando la motonave «Sharden» ha mollato gli ormeggi dal porto laziale in direzione Sardegna. Dopo poco, un boato: il traghetto sbatte contro la diga foranea all’altezza del fanale verde. L’urto provoca uno squarcio di 30 metri. Tanta paura, e in molti hanno temuto una replica del naufragio della Concordia. Immediato l’intervento della Guardia costiera, che mette subito in sicurezza la nave e tranquillizza i passeggeri, tutti illesi. Qualche ora dopo, cominciano le operazioni di evacuazione della nave, grazie anche all’aiuto dei vigili del fuoco. Tutti i passeggeri sono sbarcati dalla Sharden, e 50 di loro sono poi stati imbarcati su un’altra nave, la «Scintu» della compagnia Siremar, che è partita alle 3.50 di stamani ed è arrivata ad Olbia alle 10.30. 

L’odissea di 180 passeggeri. Ma se per una piccola parte dei passeggeri l’odissea è quindi terminata, per gli altri, circa 180, in serata non era ancora finita. Si tratta dei passeggeri che avevano l’auto o altro mezzo al seguito, e che quindi hanno dovuto attendere il recupero del veicolo dalla nave incidentata. Per queste persone è stata una nottata da incubo: trasferite alle 4 di notte su un’altra nave ormeggiata nel porto di Civitavecchia, sono rimaste lì per più di tre ore senza riscaldamento per poi essere nuovamente trasbordate su una terza nave, dove hanno atteso per ore. Lo ha raccontato uno dei passeggeri: «La Tirrenia, dopo vari ripensamenti – ha detto – ci ha trasferiti stanotte su una nave che avevano ferma in banchina, dove però c’era un’assistenza ridotta ed eravamo senza riscaldamento, e lì abbiamo bivaccato fino alle 7,30 di stamani. Io ho cominciato a chiamare tutti, la guardia costiera, la polizia, ma nessuno era in grado di dirci nulla. Siamo stati in pratica sequestrati a bordo». 

Le accuse di Cappellacci. Durissimo Cappellacci: «Quanto accaduto questa notte è solo l’ennesimo episodio di una lunga storia di disservizi, di mancate partenze, di presunte manutenzioni da parte di un ‘carrozzonè che, nonostante i benefici di cui ha goduto nel corso degli anni, non è mai stato in grado di garantire un servizio di trasporto tra la Sardegna e il Continente degno di un paese civile». Sulla vicenda la Guardia costiera ha avviato un’inchiesta tecnico-amministrativa per accertare le cause dell’incidente. Sempre oggi, intanto, un’altra motonave, con un carico di oltre 3.000 tonnellate di etilene, ha sbattuto contro il pontile dello stabilimento Solvay di Vada, nel livornese, probabilmente a causa di una raffica di vento. L’urto ha provocato una falla di alcuni centimetri sopra la linea di galleggiamento ma non ha causato danni al carico.

L’intervento della Guardia costiera. Sembra stia per concludersi l’odissea dei passeggeri del traghetto della Tirrenia che ieri sera ha urtato la banchina del porto di Civitavecchia. La Guardia Costiera ha reso noto che si sono concluse le operazioni di trasferimento della motonave «Sharden» alla banchina numero 20 del porto di Civitavecchia, dove è stata ormeggiata in sicurezza. Lo spostamento, coordinato dalla Guardia Costiera di Civitavecchia, è avvenuto con l’ausilio di quattro rimorchiatori. È quindi cominciato alle 17.50 lo sbarco di tutti i veicoli presenti a bordo, che verranno successivamente imbarcati sulla motonave Nuraghes, appartenente alla Tirrenia, in partenza alle 22.30 per Olbia, insieme ai passeggeri rimasti bloccati nel porto laziale.

Sabato 04 Febbraio 2012 – 12:07    Ultimo aggiornamento: 21:04
Il Messaggero

STUPRA 12ENNE PER 7 MESI, POLIZIOTTO CONDANNATO PER PEDOFILIA -FOTO

 

Sabato 04 Febbraio 2012 – 19:18

MORTON – Le aveva promesso una vita felice, insieme, e persino il matrimonio. Tutte scuse inventate da un poliziotto 35enne, Michael Yardley, per sedurre e avere rapporti sessuali con una ragazzina di dodici anni. L’uomo ha ammesso la sua colpa ed è stato condannato a dieci anni di carcere. 
Yardley ha conosciuto la ragazzina, che ora ha 13 anni, mentre prestava servizio come ufficiale a supporto della comunità. La sua relazione con la studentessa è durata sette mesi, il tutto all’oscuro della moglie di lui, Stephanie, che li ha scoperti a fare sesso sul divano di casa. È stata proprio la sua signora a denunciarlo ai suoi capi del distretto di Lincolnshire.
La ragazzina ha raccontato di aver avuto rapporti con il 35enne sia nella sua auto che a casa, e che da lui aveva ricevuto una promessa di matrimonio, ma solo dopo la maggiore età. I genitori della ragazza, inoltre, stando a quanto raccontato dal procuratore Andrew Scott, si fidavano dell’uomo, e non credevano che tra i due esistesse un rapporto simile. 

 

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TORINO: 58ENNE COMPRA SIMIL-VIAGRA ONLINE, STA MALE E VIENE DENUNCIATO

 

Sabato 04 Febbraio 2012 – 18:37

TORINO – Compera simil-viagra su Internet, sta male, ma viene ugualmente denunciato con l’accusa di importazione di farmaci non autorizzati. È accaduto a un uomo di 58 anni residente sulla collina torinese. È finito in ospedale a Rivoli (Torino) in seguito all’assunzione di pastiglie per aumentare le prestazioni sessuali acquistate su un sito. Gli esami disposti dai medici hanno permesso di accertare che nel prodotto, che veniva descritto come composto esclusivamente da sostanze naturali, conteneva il Sildenafil, principio attivo di farmaci utilizzati per il trattamento delle patologie sessuali, come il viagra. La Procura di Torino ha aperto un’inchiesta e lo stesso acquirente è stato denunciato dai carabinieri per l’ipotesi di reato di importazione di farmaci privi dell’autorizzazione ministeriale per la messa in commercio. Il pm Raffaele Guariniello ha acquisito i dati della società da cui è giunto il pacco contenente le pillole, che ha sede a Fort Lauderdale, in Florida. L’uomo aveva acquistato due flaconi delle pastiglie nelle scorse settimane. Ha iniziato a sentirsi male una sera dopo averne assunta una, accusando un’accelerazione del battito cardiaco e tremore a braccia e gambe. I medici dell’ospedale lo hanno dimesso dopo un giorno con il referto di «sindrome serotoninergica causata da farmaco contenente Sildenafil».

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Orrore a Roma. «Ho buttato mio figlio nel Tevere»

 

 

Patrizio Franceschelli, il padre

Patrizio Franceschelli, il padre

Roma – Il corpo di un bimbo di 16 mesi nelle acque gelide del Tevere trascinato dalla corrente. A gettarlo nel fiume da un ponte è stato suo padre. Ha lanciato quello che per lui rappresentava il “fardello della discordia” con la sua compagna.

Orrore all’alba a Roma, dove un uomo di 26 anni, poi rintracciato e arrestato dai carabinieri, ha confessato di aver gettato nel Tevere suo figlio dopo una lite in famiglia, a causa della gestione sull’affidamento del bambino. Ad assistere questa mattina alla scena è stato almeno un testimone: un agente di polizia penitenziaria in servizio a Regina Coeli che ha visto l’uomo,Patrizio Franceschelli, all’altezza di ponte Mazzini sul Lungotevere, lanciare il bimbo che ancora piangeva. L’agente ha subito allertato i carabinieri. E immediate sono partite le ricerche del piccolo nel fiume con i sommozzatori dell’Arma e la caccia all’uomo per le strade della città. Dopo poco i militari del Nucleo Radiomobile, grazie alla descrizione del teste, hanno rintracciato il padre di bimbo nel quartiere Testaccio, dove cercava di nascondersi in strada.

Gli investigatori, che hanno descritto l’uomo come «lucido», hanno finora escluso che possa aver assunto droghe. Le ricerche del piccolo però hanno finora dato esito negativo. Il suo corpo potrebbe essere stato trascinato dalla corrente fino alla foce e la neve e il maltempo non hanno certo aiutato i sommozzatori.

La follia di Franceschelli è scattata questa mattina all’alba quando l’uomo, un romano con precedenti, tra cui droga, originario del quartiere Corviale, è entrato a casa della famiglia della compagna, in un appartamento in via degli Orti D’Alibert, dopo l’ennesima lite con lei, ricoverata in ospedale. Preso dalla furia, l’uomo ha strappato il bimbo dalle mani della nonna e della zia ed è scappato a piedi tra la neve.

Poco distante si è affacciato sul Lungotevere e ha gettato il figlio nel fiume come un sacco. Un fardello troppo pesante, che era diventato motivo della discordia tra lui e la compagna. I due litigavano spesso per l’affidamento. Quando è stato rintracciato e fermato dai carabinieri, Franceschelli ha ammesso: «L’ho gettato io nel Tevere». Poi si è chiuso nel silenzio. E del bimbo in balia delle acque gelate nessuna traccia.

L’episodio ha gettato nello sconcerto il vicesindaco di Roma Capitale, Sveva Belviso, la quale ha auspicato per «questo padre una pena esemplare ed immediata». «Quanto avvenuto – ha commentato Belviso – è un gesto di estrema crudeltà per il quale sono davvero superflue ulteriori parole di condanna. Il nostro pensiero in questo momento va a quel bimbo innocente vittima della sconsideratezza e della violenza di un padre che, invece di difenderlo e di proteggerlo, lo ha trattato come un oggetto sul quale scaricare le proprie frustrazioni».

Sulla vicenda è intervenuto anche il senatore del Pdl Carlo Giovanardi, per il quale «una risposta purtroppo viene dal limaccioso mondo delle droghe». Giovanardi ha ricordato che quel padre infatti «non soltanto era stato già arrestato in passato per spaccio di droga, ma ha dichiarato di far uso di cannabis».

IL SECOLO XIX

Stupro: se è in branco, non c’è il carcere!

Indignati gli esponenti politici, le associazioni che combattono la violenza sulle donne e molti altri enti sulla nuova decisione presa in una sentenza della Corte di Cassazione.

In poche parole, è stato evitato il carcere per gli “stupri di gruppo”, in quanto si violerebbero altre leggi all’interno della Costituzione riguardo la libertà personale e la funzione della pena. Per chi stupra in gruppo, da oggi in poi, non ci sarà per forza il carcere, ma potranno essere prese anche misure più leggere e meno lunghe.
E così, mentre Monti continua a capovolgere la situazione economica del paese, viene anche data via libera alla violenza sulle donne. Che dire, forse i Maya hanno proprio ragione!
Pubblicato il 4.2.12
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Tradisce la moglie per la prima volta e muore a letto con una prostituta!

Del settantaquattrenne in questione si conosce solo il nome, Chan; dalla sua strana storia, si può dire che proprio non doveva tradire sua moglie per andare con una prostituta, anche se la causa della sua morte è ben chiara.

Il signor Chan, uomo d’affari, aveva deciso di partire per un viaggio con amici e parenti a Taiwan e, proprio nella prima sera della sua vacanza, aveva deciso di darsi alla pazza gioia con le ragazze del posto.
Fatto sta, che Chan, dopo ben 48 ore dalla sua “uscita”, è stato trovato morto con la sua dentiera incastrata nella gola.
Secondo quanto dichiarato dai medici che l’hanno operato, l’uomo avrebbe ingoiato la dentiera senza essersi accorto di nulla mentre faceva sesso, facendola incastrare e perdendo il respiro.
Un suo parente, poi, ha dichiarato che Chan, era la prima volta che aveva deciso di tradire la moglie; lui era stato il suo unico confidente.
Pubblicato il 5.2.12
http://www.notizie-sconvolgenti.com/

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